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Con le sculture di Alba Gonzales, gli Etruschi rivivono “Lungo il Tevere”

Da Ponte Sublicio a Ponte Sisto una Mostra dal 10 giugno al 28 agosto per richiamare le suggestioni di un'antica civiltà, reinterpretate da un'artista di punta della contemporaneità

Roma, 7 giugno 2016 – Torna ospite per il quarto anno consecutivo di 'Lungo il Tevere … Roma” la scultrice romana Alba Gonzales. Sue sono le opere monumentali, realizzate nei laboratori di Pietrasanta appartenenti al ciclo 'Omaggio agli Etruschi”, filo conduttore di un periodo della sua esperienza artistica dedicata all'utilizzo della pietre e dei marmi, fra il 1978 e il 1985. Fonte ispiratrice dell'Artista un popolo misterioso e intrigante che ci ha lasciato opere memorabili: quelle stesse che sin da bambina ammaliavano Alba Gonzales nelle sale del Museo Etrusco di Valle Giulia. Le opere esposte provengono dalla collezione privata dell'artista, raccolta nel Museo “Pianeta Azzurro”, ubicato sul Lungomare di Fregene; l'ultima volta che sono state esposte risale all'antologica del 2008, nel Parco della Versiliana, in Toscana. La Mostra verrà aperta al pubblico a partire dal prossimo 10 giugno e rimarrà esposta fino al 30 agosto. Sei le opere sugli Etruschi in esposizione: due in marmo, due in pietra, una in travertino e un autoritratto in bronzo dipinto. Il percorso fra le sculture ci conduce la memoria verso una civiltà dai tratti raffinati e dai sentimenti densi di emozioni, resi dalla Gonzales in un tratto di scultura fra l'antropomorfico e il metafisico; è il passo avanti fatto dalla scultrice rispetto alla maniera naturalistica propria delle opere etrusche ritrovate. Le opere in pietra e in marmo rappresentano, rivisitata, l'iconografia dei Sarcofagi degli Sposi, riletta in chiave nuziale come simbolo di eterno amore. In travertino è, invece, l' “Omaggio a Vulca”, che, per espressa volontà dell'Artista, vuole richiamarsi al famosissimo Apollo di Veio. Il ponte verso i giorni nostri è, infine, dato dall'“Autoritratto in uno specchio etrusco”, busto in bronzo dipinto in cui Alba Gonzales si rappresenta con indosso lo stesso copricapo e l'acconciatura a treccine della sposa del Sarcofago conservato a Valle Giulia. Sguardo e sorriso sono parimenti ispirati a quella serena rappresentazione di una donna consapevole di aver conquistato l'amore eterno. Fuori contesto è un'opera a sé, dal valore fortemente simbolico e profetico: “La Pietà”, in bronzo poggiata su un piedistallo di pietra, fra le prime sculture di Alba Gonzales, ispirata alle missioni UNICEF per soccorrere le vittime della fame nel Biafra. Perché profetica? Essa rappresenta una martoriata madre di colore che offre il corpo del proprio figlio, ucciso dagli stenti, al mondo del capitalismo. Un urlo di dolore contro l'Occidente insensibile. Come non pensare ai bimbi morti nei naufragi nel Mediterraneo? Un urlo delle madri mai sopito.

Alba Gonzales

 

Fabio Isman

Fabio Isman, 71 anni, è nato a Monza da famiglia triestina, e vive a Roma; per 40 anni a Il Messaggero come capo dei servizi italiani e inviato speciale, ha lavorato al Piccolo e al Gazzettino.Fino al 2009, per 30 anni, ha seguito i maggiori avvenimenti, in Italia e all’estero. Dal 1980, si dedica prevalentemente ai Beni culturali; da solo o con altri, ha firmato 39 libri,parecchi sui restauri e la tutela; ha coordinato per 12 anni VeneziAltrove, volume annuale bilingue (Marsilio) su quanto, di arte e cultura, è fuggito nei secoli dalla Serenissima. Oltre che su Il Messaggero, scrive sul Giornale dell’Arte, Art Newspaper, Art e dossier, Bell’Italia. I suoi ultimi libri sono: I Predatori dell’arte perduta, il saccheggio dell’archeologia in Italia (Skira 2009), terzo al Premio Estense; Il Ghetto di Venezia (Skira 2010) e Andare per le città ideali (Il Mulino, 2016). Approda alla kermesse estiva con la rassegna dedicata ai luoghi storici del Tevere. Appuntamenti imperdibili di grande cultura da segnare sul calendario.